pipistrelli

| 3 Ottobre 2018

L’evoluzione

I pipistrelli (ordine Chiroptera) costituiscono il secondo ordine di Mammiferi per numero, comprendendo circa 1380 specie attualmente note. Fino al 2005, i Chirotteri sono stati classificati in due grandi gruppi: Megachirotteri (comprendente circa 200 specie, anche di grandi dimensioni, comunemente note come “volpi volanti”) e Microchirotteri (comprendente tutte le altre specie); questa distinzione, definita classicamente in base a caratteristiche morfologiche, è stata completamente rivisitata alla luce di indagini molecolari, che vedono le volpi volanti strettamente imparentate con la superfamiglia dei Rhinolophoidea all’interno del gruppo Yinpterochiroptera, e tutte le altre specie comprese nel gruppo Yangochiroptera.

suddivisione famiglie

Figura 1 – La nuova suddivisione delle famiglie dei chirotteri in Yango- e Yinpterochiroptera

Classificazione a parte, l’alto numero di specie, le notevoli differenze che oggi apprezziamo in questo gruppo e la loro capillare presenza in tutti i continenti e tipologie ambientali (ad esclusione dei poli e le isole più remote) indicano che il piano strutturale dei chirotteri è, tra i mammiferi, di notevole successo. Tra le chiavi di questo successo rientra certamente l’evoluzione del volo attivo, caso unico tra i mammiferi, nonché la capacità di orientarsi attraverso l’ecolocalizzazione.

I fossili

Ricostruire la storia evolutiva dei pipistrelli non è semplice. Il record fossile è relativamente povero di reperti integri, a causa della difficoltà di fossilizzazione di questi animali di dimensioni spesso ridotte, rendendo quindi difficile la comparazione tra le specie del passato e quelle attuali.
I chirotteri più antichi attualmente risalgono ad almeno 50 milioni di anni fa (Eocene), e somigliano già fortemente alle forme attuali.

Figura 2 – Un fossile di Icaronycteris index (By Andrew Savedra (originally posted to Flickr as DSC00850) [CC BY-SA 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], via Wikimedia Commons)

Le specie Icaronycteris index (Wyoming), o Palaeonycteris (Germania) erano già palesemente in grado di cacciare al volo gli insetti (i cui resti fossilizzati sono stati identificati all’interno dei fossili dei chirotteri!) attraverso il biosonar, esattamente come i pipistrelli moderni. Il ritrovamento nel 2008 di un altro fossile, classificato come Onychonycteris finneyi, ha gettato nuova luce sull’evoluzione dei chirotteri e del volo stesso: le ali di dimensioni ridotte, la struttura dell’orecchio interno e le proporzioni degli arti posteriori intermedie tra mammiferi volanti e non, sono tutti indizi che suggeriscono che questo chirottero “primitivo” fosse caratterizzato da un volo meno efficiente di quello dei pipistrelli di oggi, e molto probabilmente non era in grado di ecolocalizzare (anche se la struttura della laringe, recentemente studiata, suggerisce il contrario).

L’antenato comune

È molto probabile che i primi chirotteri si siano evoluti quindi da piccoli mammiferi insettivori (gli insetti erano già molto abbondanti nel Cretaceo), notturni (di nuovo, nel Cretaceo gli Uccelli si erano già abbondantemente diversificati, occupando probabilmente la nicchia ecologica diurna) ed arboricoli. Inseguire a balzi gli insetti-preda da un ramo all’altro potrebbe esser stata la premessa per l’evoluzione di una membrana interdigitale (il patagio) e dell’allungamento delle dita, che ha portato poi all’ala dei pipistrelli che conosciamo oggi.

Animali molto antichi

Studi molecolari datano ancora più anticamente l’origine dei Chirotteri rispetto ai dati fossili, a circa 67 milioni di anni fa, poco prima della grande estinzione del Cretaceo che spazzò via i dinosauri e molte altre forme di vita dalla Terra. Qualunque sia stata la loro origine, i pipistrelli prosperarono, occupando moltissime nicchie ecologiche differenti in praticamente tutti gli ambienti e territori del pianeta, e diversificandosi in almeno 19 famiglie differenti.

Approfondimenti:

Teeling, E. C., Springer, M. S., Madsen, O., Bates, P., O’brien, S. J., & Murphy, W. J. (2005). A molecular phylogeny for bats illuminates biogeography and the fossil record. Science, 307(5709), 580-584.

Altringham, J. D. (2011). Bats: from evolution to conservation. Oxford University Press.

Simmons, N. B., Seymour, K. L., Habersetzer, J., & Gunnell, G. F. (2008). Primitive Early Eocene bat from Wyoming and the evolution of flight and echolocation. Nature, 451(7180), 818.

 

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