pipistrelli

| 25 Luglio 2018

Il ciclo biologico

I pipistrelli sono animali sociali che vivono in gruppo per la maggior parte dell’anno. In base al periodo, però, formano gruppi diversi ed in luoghi diversi (vedi pagina Rifugi). In estate le femmine formano colonie chiamate nursery per partorire e allevare i piccoli, mentre in genere maschi vivono solitari o in piccoli gruppi. In autunno maschi e femmine si riuniscono per gli accoppiamenti, mentre in inverno i pipistrelli formano colonie miste, anche di specie diverse, per passare l’inverno in ibernazione.

In estate vengono alla luce i piccoli

I pipistrelli hanno evoluto particolari meccanismi per regolare il periodo delle nascite in modo da assicurare la massima probabilità di sopravvivenza sia ai piccoli che alle madri. Nel caso dei pipistrelli che vivono in zone temperate come l’Italia, questo implica parti tardo – primaverili o estivi, in modo che le femmine abbiano una sufficiente quantità di cibo per soddisfare l’ampia richiesta energetica della gestazione e dell’allattamento. Allo stesso tempo i piccoli avranno a disposizione un tempo adeguato per il completo sviluppo prima dell’inizio dell’inverno.

Lo sviluppo dei piccoli

Il periodo di gestazione dei pipistrelli dipende dalla specie e da diversi fattori ambientali e nei pipistrelli europei si aggira intorno a 40-50 giorni. Quando la gestazione è ad uno stadio avanzato, le femmine si raggruppano in rifugi caldi e tranquilli, chiamati nursery, formando gruppi che contano da 10 fino a più di 1000 individui, a seconda della specie e della zona. Qui partoriscono, tra giugno e agosto, solitamente un solo piccolo, glabro e cieco. Subito dopo il parto, i piccoli si attaccano ai capezzoli della madre (che sono due), mentre questa recide il cordone ombelicale e ingerisce la placenta. A seconda della specie i neonati aprono gli occhi tra i tre e i dieci giorni di età, la pelliccia compare durante la prima settimana di vita, mentre i denti permanenti dopo i primi dieci giorni. I piccoli imparano a volare tra le tre e le cinque settimane di vita e vengono svezzati tra le prime quattro-sei settimane. Fino a quando non sono in grado di volare, le madri non portano i piccoli con sé quando escono in caccia e questi restano nel rifugio, spesso in gruppo: al ritorno, madre e figlio si riconoscono attraverso specifici richiami e odori particolari.

mamma e piccolo

Figura 1 – Una femmina di rinolofo minore con il suo piccolo

La sopravvivenza

La mortalità infantile è molto alta, fino al 50%, ed è dovuta a fattori quali predazione e debilitazione, ad esempio in caso di maltempo e/o scarsità di cibo disponibile per le madri durante il delicato periodo dell’allattamento. La maturità sessuale, nelle specie europee, viene solitamente raggiunta in entrambi i sessi dal secondo anno di vita. Per quanto riguarda la longevità, studi fatti con inanellamento hanno dimostrato che individui di molte specie possono superare i 20 anni di età, nonostante la media sia inferiore. Il record attuale di longevità è di ben 41 anni!

L’autunno è il periodo degli accoppiamenti

Gli accoppiamenti avvengono durante la tarda estate e l’inizio dell’autunno: molte specie in questo periodo si aggregano in grandi concentrazioni in alcuni siti di svernamento, chiamati siti di swarming, dove le femmine scelgono i maschi per l’accoppiamento. All’esterno di questi siti si assiste ad un’intensa attività di volo che inizia 3-4 ore dopo il tramonto, con animali che si inseguono dentro e fuori dal rifugio. Gli accoppiamenti veri e propri avvengono però al riparo, nel rifugio stesso.

miniotteri

Figura 2 – Miniotteri in accoppiamento

La fecondazione e lo sviluppo del feto

In questo periodo le femmine sono in estro, ma non hanno ovulazione, e dopo l’accoppiamento gli spermatozoi sono mantenuti vitali all’interno del loro corpo per tutta la durata dell’ibernazione. In primavera l’ovulo viene fecondato, in modo da sincronizzare la nascita con il periodo migliore per la femmina e per il piccolo: l’estate. Un’eccezione a questo adattamento fisiologico è rappresentato dal miniottero (Miniopterus schreibersii), un pipistrello strettamente legato agli ambienti di grotta. In questa specie la fecondazione avviene subito dopo l’accoppiamento, ma la gestazione viene presto sospesa e lo sviluppo dello zigote si arresta per tutto l’inverno, per poi riprendere in primavera.

Il riposo invernale: l’ibernazione

I pipistrelli, come tutti i Mammiferi, sono in grado di regolare la temperatura del proprio corpo indipendentemente dalle variazioni di quella ambientale. Sono per questo chiamati omeotermi, al contrario degli animali che hanno bisogno del calore del sole per riscaldarsi (ad esempio la maggior parte dei Rettili), che sono chiamati eterotermi. Gli organismi omeotermi hanno un metabolismo più elevato rispetto agli eterotermi, poiché consumano molta energia per produrre calore, e hanno bisogno di un nutrimento abbondante e costante. I pipistrelli che vivono nelle zone temperate e che si nutrono di insetti devono così fronteggiare periodi di freddo intenso e mancanza di cibo durante le stagioni autunnali e invernali. In questi periodi entrano in uno stato di torpore prolungato (detto ibernazione), che permette loro di minimizzare il dispendio energetico, sopravvivendo con le riserve di grasso accumulate in precedenza.

Incredibili cambiamenti del corpo

Durante l’ibernazione il corpo dei pipistrelli subisce molti cambiamenti. La temperatura interna si abbassa, scendendo attorno a 1 o 2° C sopra quella ambientale; il respiro rallenta (l’apnea può durare anche 60-90 minuti), insieme al battito del cuore (18-80 battiti al minuto contro i 250-450 durante i normali momenti di riposo e 800 durante il volo) e all’intero metabolismo; la circolazione sanguigna viene limitata ai soli organi vitali.
Se la temperatura esterna scende al punto di congelamento (0°C), il pipistrello riesce a mantenere una temperatura corporea intorno ai 2°C, ma solo per breve tempo, dopodiché scatta un meccanismo automatico che lo risveglia, consentendogli di spostarsi per trovare un rifugio più adatto. Ogni risveglio comporta però un consumo di grandi quantità del grasso accumulato per l’inverno: se il consumo è troppo elevato, l’animale non sarà in grado di sopravvivere fino alla primavera.
Per mantenere il più possibile una temperatura costante nel corso dell’inverno, ed evitare di arrivare al punto di congelamento, molte specie di pipistrello svernano in gruppi compatti. Fanno eccezione i Rinolofidi: questi animali non entrano in diretto contatto pur restando in gruppo, ma minimizzano la dispersione di calore avvolgendosi strettamente nel patagio.

Quanto dura il periodo di ibernazione?

Il periodo di ibernazione degli animali durante l’inverno dipende dalla temperatura esterna e varia da pochi giorni ad una massimo stimato in natura di circa 80 giorni. L’ibernazione può infatti subire di tanto in tanto delle interruzioni, durante le quali gli animali possono compiere addirittura brevi spostamenti. Verso la fine dell’inverno diminuiscono le fasi di sonno profondo e gli animali si svegliano più volte anche in seguito a stimoli ormonali.

Il torpore giornaliero

Uno stato di torpore, meno profondo rispetto all’ibernazione, si può osservare anche nella buona stagione, durante il giorno. Quando i pipistrelli sono a riposo, infatti, possono abbassare la loro temperatura intorno ai 15° C: in questo modo risparmiano energia, mantenendo al minimo il loro metabolismo, senza però cadere in un torpore profondo.

 

Associazione Teriologica Italiana ETR
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